| |
La mattina del 9 maggio 1978, a Roma, viene ritrovato il cadavere di Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana (DC), uno dei più importanti uomini politici italiani del ventesimo secolo. Il corpo si trova nel bagagliaio di una R4 rossa. Moro, più volte Primo Ministro, è stato rapito il 16 marzo dalle Brigate Rosse, la più attiva organizzazione terroristica attiva in Italia. Il rapimento è avvenuto mentre una macchina lo stava trasportando dalla sua abitazione alla Camera dei Deputati. Qui doveva votare la fiducia al nuovo governo guidato da Giulio Andreotti, anch'egli democristiano. Un governo diverso dagli altri, perché doveva essere il primo con l'appoggio esterno del Partito Comunista (PCI), all'epoca ancora legato a Mosca. In questo modo si doveva realizzare il cosiddetto compromesso storico, cioè un governo che vedesse unite le due maggiori forze politiche, la DC e il PCI. L'ideatore di questo disegno politico era proprio Aldo Moro.
La linea della fermezza
Per liberare l'esponente democristiano i rapitori chiedevano due cose : il riconoscimento politico delle BR e la scarcerazione dei cinquanta brigatisti che si trovavano sotto processo a Torino. Il Parlamento dibattè a lungo sulla possibilità di trattare con i terroristi. Furono mobilitati uomini politici, il Papa Paolo VI e persino la mafia. Alla fine, comunque, prevalse la linea della fermezza : il dialogo con i terroristi fu rifiutato, pur sapendo che questo avrebbe significato condannare Moro. La diversità di opinioni determinò profonde lacerazioni nella DC.
Un decennio tragico
La tragica fine di Aldo Moro scosse profondamente la società italiana. Venne alla luce un paese che molti italiani non conoscevano, fatto di intrighi e complotti. Per capire meglio il contesto politico dell'epoca bisogna risalire alla fine degli anni Sessanta. Il periodo che va dal 1969 (strage di Piazza Fontana) al 1980 (strage della stazione di Bologna) è stato il più tragico e intricato che l'Italia abbia vissuto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Dai complotti dei servizi segreti a quelli dell'alta finanza, dal terrorismo alla mafia, il paese ha vissuto anni bui che nessun altro paese europeo ha sperimentato. In questo panorama si inseriva il disegno del compromesso storico.
Vittime dimenticate
La tragica fine dello statista fu seguita da due inchieste parlamentari e da una serie di processi che durarono quindici anni (1983-1998). In seguito a questo lunghissimo iter giudiziario molti ergastoli furono commutati in pene minori. Poi queste sono state ulteriormente diminuite per buona condotta : oggi nessuno dei condannati si trova in prigione. Giovanni Senzani, l'uomo che ideò il rapimento di Moro, è tornato in libertà nel 2004, dopo diciassette anni di carcere. Fino a qualche anno fa molti terroristi, ormai in libertà, venivano stati ospitati dalle trasmissioni televisive, dove presentavano i propri libri autobiografici. Le famiglie delle vittime, spesso dimenticate dallo stato, hanno protestato più volte contro il fatto che i responsabili di fatti sanguinosi venissero ascoltati come dei maîtres à penser.
Soltanto nel 2007 il Parlamento ha deciso che il 9 maggio, anniversario dell'uccisione di Aldo Moro, diventasse un giorno dedicato a tutte le vittime del terrorismo. Il 9 maggio scorso, il Presidente Giorgio Napoletano ha invitato i familiari delle vittime del terrorismo a celebrare questa ricorrenza. La massima autorità italiana ha detto che è venuto il momento di pensare ai familiari delle vittime. Ma non tutti hanno accettato questo invito tardivo. Lorenzo Conti, figlio del sindaco di Firenze ucciso dai brigatisti nel 1986, ha preso le distanze dall'iniziativa, accusando il mondo politico di aver tutelato i terroristi ma di aver dimenticato i familiari delle vittime.
| |